Effeunofest: nell'antica dimora
Villa Salviati il meglio della fotografia

Effeunofest: nell'antica
dimora Villa Salviati
il meglio della fotografia
di Lucilla Niccolini
In fondo al lungo viale di tigli, che si apre all’improvviso lungo la strada che conduce a Pianello Vallesina, siamo a Villa Salvati, e il tempo s’è fermato. E sì che in questo luogo fiorisce e cresce il futuro di tanti adolescenti, a rincorrere i loro sogni di formazione: l’edificio è sede dell’Istituto Professionale di Stato per l’Agricoltura e l’Ambiente.
Ma è facile immaginare tra di loro i fantasmi del passato illuminista, procedendo all’ombra degli alberi profumati. La facciata bianca e gialla, già ammirata di lontano socchiudendo gli occhi, è ormai davanti a noi. La dimora imponente e insieme contegnosa, sobria, si spalanca tra le due ali degli alberi secolari che la corteggiano.



L’ultimo erede
Appartenuta a un ricca famiglia di proprietari terrieri, i Salvati, ne conserva il nome: l’ultimo erede, Serafino, nel 1923, poco prima di andarsene all’altro mondo, lasciò scritto che fosse destinata alla Scuola Pratica di Agricoltura. Un lascito, il suo, che testimonia un attaccamento alla terra e alle sue tradizioni, ma ancor più all’importanza delle risorse che la campagna, decorosamente coltivata, può rappresentare per una nazione.

Trompe l’oeil
Un suo avo, che portava il suo stesso nome, aveva cento anni prima incaricato di costruire questa reggia borghese all’architetto Camporese, suggerendogli, immaginiamo, la sobrietà gioiosa della facciata e la magnificenza dell’ingresso, dello scalone d’onore e del corridoio al piano nobile. Qui, con la complicità del trompe l’oeil, sembra di stare in un loggiato, coronato di tralci di vite e di uccelli esotici, per un ambiente che, anche quando le piogge e la nebbia dilavano i colori della campagna della Vallesina, conserva la solare giocondità di un luogo di delizie georgiche. Insomma, è stato pensato in modo che ricordasse ai visitatori, tra quelle stanze eleganti, baluardo dello stile, la salutare vita all’aria aperta. Anche i pavimenti di cotto, con i sobri disegni geometrici, sembrano suggerire le scansioni della campagna lavorata a dovere.

Tempo di i scatti
Da tempo, sotto l’egida della Fondazione Serafino Salvati, questa dimora è di tanto in tanto, oltre che scuola di agricoltura, sede di mostre e manifestazioni, che danno al pubblico il lasciapassare per godere di questi interni serenanti. Dopo la recente personale dell’artista Nazzareno Rocchetti, ecco una nuova iniziativa culturale: la prima edizione di Effeunofest, il neonato festival che all’esposizione di grandi artisti della fotografia affianca workshop, incontri con gli autori, conferenze e un concorso fotografico, che si intitola “Il rumore della fotografia”.



I giochi prospettici
Prima o poi, se l’iniziativa, come ci auguriamo, avrà lunga vita, sarebbe il caso di bandirne uno che abbia come tema la villa stessa, per sfidare i cultori dell’immagine ad acciuffare gli scorci più suggestivi dell’armoniosa architettura, del suo giardino, della sua forma a croce latina, dei giochi prospettici alla Escher dello scalone. Ma anche l’incontro con le facce concentrate degli studenti dell’istituto agrario, mentre scoprono i segreti del mondo vegetale. E le espressioni dei nostri accompagnatori nella visita, i loro sguardi abbacinati dallo stile di cui la villa è intessuta, gli occhi che sognano scene di agreste quotidianità, lontano dai clamori, dalle malegrazie, dalla pacchiana tracotanza della moderna way of life.
 
Da domani al 10 settembre tutte le opere in mostra
Nasce, su misura per tutti gli appassionati di foto, Effeunofest, il festival che con cadenza annuale mira a caratterizzare il territorio della Vallesina. Per questa prima edizione, da domani al 10 settembre, saranno esposte le opere, accanto a quelle in concorso, di Chiara Samugheo, Lorenzo Cicconi Massi, Fulvia Menghi e Renato Orsini, Francesca Tilio e Francesco Francia, infine di Paolo Roscini e Sandra D’Ascanio.

Canapa e bufale sulle rive dell’Esino
Sulle rive dell’Esino come sul Sele: a Pianello, un’azienda produce formaggi e yogurt dal latte di bufala. E dalla canapa, coltura tradizionale dell’area, trae olio, farina, fibre. Nell’azienda, che sfrutta gli scarti agricoli e di allevamento per produrre energia elettrica, lo “Zoetto” è attrazione per i più piccoli: aperto sabato e domenica dalle 17 alle 19.
Info www.caseificiopiandelmedico.it

Mercoledì 6 Settembre 2017, 13:29 - Ultimo aggiornamento: 06-09-2017 13:29

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