Interventi più precisi e meno invasivi
Robot Da Vinci: tre nelle Marche

Interventi più precisi e meno
invasivi col Robot Da Vinci:
sono tre nelle Marche
di Agnese Testadiferro
La chirurgia proiettata al futuro. Gli interventi saranno sempre più precisi e meno invasivi grazie ai robot in sala operatoria. L’Italia è prima in Europa, con la Francia, per numero di robot Da Vinci, leader per la chirurgia mininvasiva. Nelle Marche tre robot: Ospedale regionale di Torrette di Ancona, Casa di Cura Villa Igea di Ancona, Ospedale San Salvatore di Pesaro.

Precisione garantita
Sono chiamati “superchirurghi” i medici in grado di utilizzare la tecnologia della robotica in sala operatoria. In Italia, dove il divario regionale per la presenza di robot si sta riducendo grazie alle installazioni in sala operatoria, è sempre più probabile affidarsi, in caso di necessità, ad un chirurgo che opera con la robotica. Grazie al Servizio Sanitario Nazionale in molte strutture ospedaliere, dove il Da Vinci è presente, l’intervento è fattibile senza dover investire di tasca propria. Il robot è uno strumento che amplifica le mani del chirurgo: grazie alla visione tridimensionale immersiva la vista viene magnificata e moltiplicata di 10 volte, mentre i gesti chirurgici si fanno più ampi, con una libertà di movimento su 7 assi ed una rotazione di 540°, capacità sconosciute alla mano umana. «La chirurgia robotica Da Vinci – spiega il Prof. Walter Artibani direttore dell’Unità operativa di Urologia dell’AOU Integrata di Verona e segretario generale della Società Italiana di Urologia – è emblema della chirurgia mininvasiva. Il robot conferisce al gesto chirurgico una precisione non confrontabile con altre tecniche e permette di superare i limiti legati alla difficoltà di trattare, con la laparoscopia, patologie in sedi anatomiche difficili da raggiungere. Nel campo della robotica italiana, l’urologia è un’eccellenza.



La doppia postazione
Ormai quasi tutti i principali centri, sia al Nord che al Sud, sono dotati della strumentazione tecnica necessaria. Inoltre, la possibilità di avere una doppia postazione consente di poter effettuare, oltre a interventi precisi e nel segno della mininvasività, una eccellente formazione professionale. Perché deve essere chiaro che ogni passo avanti nella medicina e nella chirurgia, come in questo caso, deve essere a vantaggio esclusivo del paziente e della sua sicurezza». Ad essere ridotto significativamente, con l’intervento robotico, è il rischio di recidive perché l’operazione è più rapida e molto precisa. «Grazie alla visione amplificata dell’area interessata, si asporta tutto il tessuto malato in modo molto più puntuale – sottolinea il Prof. Vincenzo Mirone, direttore della Scuola di Specializzazione in Urologia dell’Università degli Studi Federico II di Napoli e responsabile dell’ufficio comunicazione della SIU - Le incisioni sono più piccole e discrete, causano quindi minor sanguinamento ed un ridotto dolore post operatorio. Questa precisione garantita dall’essere ‘super chirurghi’ cioè con i sensi aumentati, assicura anche migliori risultati di prospettiva: maggior sopravvivenza libera da malattia in caso di tumore, ma anche esiti funzionali migliori».

Un esempio di successo
Basti pensare, «nel caso di tumore della prostata, alla possibilità di recuperare in modo completo e più rapido la continenza urinaria ed una buona erezione anche con interventi fortemente demolitivi – continua Mirone - La tecnica robotica infatti, da una parte rispetta lo sfintere urinario e permette di ricostruire l’uretra evitando l’incontinenza che invece può essere è un problema dei pazienti operati con metodica tradizionale. Dall’altra, sempre l’apporto del robot, consente di risparmiare i fasci nervosi che regolano l’erezione al fine di garantire migliori risultati nei pazienti con tumore della prostata e scongiurando il rischio di impotenza che, negli uomini più giovani e sottoposti a intervento tradizionale, può sfiorare il 60% nel primo anno dall’intervento». Il tumore della prostata, che conta oltre 36 mila nuovi casi ogni anno in Italia, non è l’unica area urologica in cui il robot si sta rivelando efficace. «È infatti utilizzato sempre più frequentemente anche per il tumore del rene – precisa il prof. Artibani – ma entro determinati e ben precisi parametri. Ad esempio, se le dimensioni del tumore sono comprese tra i 3 e i 7 centimetri ed è possibile una resezione parziale del rene».



Il Da Vinci: come funziona
Il sistema robotico Da Vinci, prodotto da Intuitive Surgical Inc., è a oggi l’unica tecnologia disponibile per accedere ad una reale chirurgia robotica. Per chirurgia robotica da Vinci si intende l’ultima evoluzione della chirurgia mininvasiva, successiva alla laparoscopia, in cui il chirurgo non opera con le proprie mani ma manovrando un robot a distanza: seduto a una console computerizzata posta all’interno della sala operatoria, il sistema computerizzato trasforma il movimento delle mani in impulsi che vengono convogliati alle braccia robotiche. Il sistema robotico Da Vinci si compone di: console chirurgica, che è il centro di controllo; carrello paziente che si compone di 4 braccia movimentabili e interscambiabili, montate su un’unica colonna, dedicate al supporto della telecamera endoscopica e di strumenti da 8mm chiamati endowrist; carrello visione che contiene l’unità centrale di elaborazione e processamento dell’immagine, sviluppato sul concetto della Immersive Intuitive Interface. La piattaforma è l’unico sistema robotico capace di tradurre i movimenti del chirurgo in modo intuitivo, di tradurre una reale visione 3D del campo operatorio, di intervenire attraverso ka tecnologia Single-Site con unico accesso attraverso l’ombelico.
 
Tanti vantaggi per il paziente
Urologia, chirurgia generale, ginecologia oncologica, chirurgia toracica, cardiochirurgia, urologia pediatrica, ginecologia benigna, otorinolaringoiatria, chirurgia dei trapianti. Queste le specialità in cui la chirurgia robotica da Vinci è applicata. I principali vantaggi sono: radicalità oncologica, quindi asportazione completa della massa tumorale; facilità di accesso ad anatomie difficoltose; eccellente visualizzazione dei reperti anatomici; visualizzazione più dettagliata dei piani di clivaggio; maggior precisione sia nella procedura demolitiva sia in quella ricostruttiva; possibilità di configurare l’accuratezza del movimento chirurgico con scale possibili 1,5:1, 2:1, 3:1; eliminazione del tremore fisiologico e minor tempo operatorio rispetto la laparoscopia. Per il paziente i vantaggi sono: piccole incisioni con migliori risultati estetici; minore necessità di trasfusioni; minor dolore post operatorio; riduzione tempi di ospedalizzazione, che in molti casi vengono addirittura dimezzati; ripresa più rapida della normale attività.
 
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Martedì 12 Giugno 2018, 13:12 - Ultimo aggiornamento: 12-06-2018 13:12

DIVENTA FAN DEL CORRIERE ADRIATICO