Silvestri fa tappa con l'OverTour
all'Arena Gigli di Porto Recanati

Silvestri con l'OverTour
​all'Arena Gigli
«Ho scelto i teatri più belli»
PORTO RECANATI - Da nord a sud dell’Italia, Daniele Silvestri passa per i maggiori teatri all’aperto con il suo OverTour. E domani, giovedì, farà tappa all’Arena Gigli di Porto Recanati (ore 21,30). Una produzione senza artifici scenografici, ma dove la musica sarà protagonista assoluta.
Un ritorno alle origini?
«In parte sì, ma la scelta di non portare allestimenti scenografici impattanti viene proprio dal fatto che il tour passerà per luoghi talmente belli da non richiedere particolari accorgimenti sul palco. Questi teatri all’aperto godono già di una scenografia naturale di grande valore. E allora perché coprirla?».
Dunque un tour concepito quasi come una vacanza?
«Alla fine il concept è proprio questo. Abbiamo volutamente scelto di suonare in località molto belle, e ci siamo accorti solo alla fine della composizione della road map che involontariamente abbiamo ragionato più come un’agenzia di viaggi che come agenzia di concerti. E allora ci è sembrato logico abbracciare il mood del viaggio per dare un significato a questo tour».
Del resto la vita del musicista è un viaggio perenne, non è così?
«Esattamente, ma non solo per quanto riguarda strettamente l’aspetto dei concerti e dei tour. È chiaro che solo questo basterebbe per dare un senso al viaggio concepito come spostamento. Ma c’è anche un percorso interiore che si compie dopo tanti anni di carriera artistica».
Ecco, che cosa è cambiato in questo suo percorso rispetto agli esordi?
«Innanzitutto c’è di nuovo la possibilità di poter scegliere. Ovvero: all’inizio suonavo dove mi chiamavano, o dove accettavano che mi proponessi. Adesso, invece, come nel caso di questo tour, ho potuto scegliere dove esibirmi».
E nel modo di comporre è cambiato qualcosa?
«Sì, addirittura si è invertito il processo. Nel senso che all’inizio partivo dall’idea di un testo ben definito, se non addirittura da un testo completo. Adesso, invece, parto dalla musica e dalle sperimentazioni sonore».
Una nuova ricerca?
«Certo, proprio così. La musica mi dà la libertà di poter ricercare nuove soluzioni. Ma soprattutto sono alla ricerca di nuovi stimoli. O forse vorrei tornare ad avere quegli stimoli che mi animavano all’inizio della mia carriera. Poi, è chiaro, oggi da parte mia c’è più mestiere. Nel senso che ho acquisito più esperienza per lavorare in studio e in fase di pre-produzione».
In questo tour c’è anche un contest fotografico legato ad Instagram. Come mai?
«Beh, le piattaforme social sono ormai parte della nostra vita. Non mi piace abusarne, ma sono presente anch’io nei social. I concerti sono fatti di suoni e di immagini che ognuno può portarsi a casa. Per questo ho deciso di abbinare al tour anche un contest fotografico legato agli instagramers d’Italia».
Cosa ne pensa di questa nuova schiera di cantauori italiani?
«Penso che stiano emergendo delle proposte molto interessanti, altre meno. Come sempre si incorre in fasi cicliche, e adesso c’è questa attenzione particolare ai nuovi cantautori italiani. Credo che ci sia una fascia di pubblico che abbia bisogno di riconoscersi in un pensiero che accomuni molte persone. E questi artisti rispecchiano al meglio questa necessità».
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Mercoledì 9 Agosto 2017, 11:37 - Ultimo aggiornamento: 09-08-2017 11:37

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