'Una famiglia', Micaela Ramazzotti
anti-eroina nel nuovo film di Riso

'Una famiglia', Micaela
Ramazzotti anti-eroina
nel nuovo film di Riso
di Ilaria Ravarino
VENEZIA - L'accoglienza a Venezia, freddina, non ha bissato il calore con cui era stato accolto a Cannes il primo film di Sebastiano Riso, Più buio di mezzanotte. Eppure, nonostante siano mancati gli applausi scroscianti, Una famiglia, storia di una coppia che fa soldi portando avanti gravidanze a pagamento, è passato indenne attraverso la prova del fuoco del concorso veneziano.

Nel ruolo delicatissimo di Maria, una donna fragile plagiata dal compagno (il francese Patrick Bruel) e incapace di opporsi a una pratica che ormai la fa solo soffrire, c'è Micaela Ramazzotti: «Maria rimane schiava del progetto che ha condiviso e accettato, non è innocente, ma succube tanto da diventare complice - ha detto l'attrice - Le madri che ho scelto di interpretare nella mia carriera le ho volute tantissimo: più sono disperate e disgraziate, più le voglio fare. Mi sento portavoce di queste donne, le voglio difendere. A me non piacciono le eroine. Forse sono un po' masochista».

Ha messo invece subito le mani avanti il regista, nel tentativo di spostare il fuoco dell'attenzione il più lontano possibile dal delicato tema dell'utero in affitto: «Più che di madri surrogate volevamo parlare della storia di una coppia, di come cambia il loro rapporto quando cessa la fiducia. Certamente sulla pratica dell'utero in affitto ci siamo documentati: abbiamo letto documenti processuali, collaborato con una procuratrice della Repubblica. Una dinamica comune a tutti i casi che abbiamo studiato è la presenza di un medico come figura di intermediario, che convince le coppie a non abortire, a fare da benefattori verso chi non può avere figli, magari ottenendo in cambio qualche soldo». A spingere i futuri genitori a ricorrere a metodi illegali per ottenere un bambino, secondo Ramazzotti, sarebbe soprattutto la difficoltà incontrata nell'adozione regolare.

«Le coppie adottano sempre tardi, perché il percorso è lungo e pieno di ostacoli che a volta diventano insuperabili. Dobbiamo aprirci, siamo l'unica nazione ad avere ancora tutte queste restrizioni alla possibilità di single e omosessuali di adottare». Dopo il passaggio veneziano, il film arriverà in sala il 28 settembre: «Non so quale reazione aspettarmi dal pubblico - ha detto Riso - anche perché ogni film cambia in base a chi lo vede. Non volevo fare un film rassicurante, ma affrontare il tema di una donna ancora subordinata all'uomo. Una di quelle che racconta a se stessa che il suo compagno prima o poi cambierà».
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Marted├Č 5 Settembre 2017, 09:31 - Ultimo aggiornamento: 05-09-2017 10:09

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