Gabriele Lavia "presta" la sua voce
al poeta: «Innamorato di Leopardi»

Gabriele Lavia "presta"
la sua voce al poeta:
«Innamorato di Leopardi»
di Lucilla Niccolini
Sotto lo sguardo pensoso di Giacomo, a Recanati i suoi versi recitati da Gabriele Lavia hanno un’eco profonda. Gabriele è uomo vissuto di teatro, ha attraversato tutti i sentimenti umani con interpretazioni emozionanti, fino alle lacrime. Di nuovo a piazza Leopardi, darà voce al poeta, stasera alle 22, clou delle Celebrazioni che la città tributa al suo Figlio.

Che emozione dà recitare qui Leopardi?
«Non credo che i luoghi conservino lo spirito dei grandi che vi hanno vissuto. Le sue parole non hanno una forza diversa nella sua città. D’altronde, come potrebbero: sono assolute… ovunque le pronunci, le vivo intensamente».

“A Silvia”, “Il passero solitario”, “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”: sono solo alcuni degli Idilli di cui è intessuto il suo recital, con una prevalenza dei Canti scritti a Pisa. Una scelta particolare?
«Forse perché sono quelli in cui allarga il cuore al sentimento più struggente. Ho vissuto in una casa davanti a quella dove soggiornò, tra il 1827 e il ‘28, nei pressi della Torre del conte Ugolino. Anch’io, lì, ho respirato un’atmosfera serenante».

Che rapporto aveva da ragazzo con Leopardi?
«Al liceo ho avuto un’insegnante di italiano bravissima, che ce l’ha fatto amare. Ho imparato quasi tutte le sue poesie a memoria. A quell’età non è stato difficile, ce le avevo nell’orecchio. E poi tutti mandavamo a memoria le poesie, per portarle all’esame, e interi canti della Divina Commedia. Oggi non si usa più e pochi capiscono quanto si stia perdendo. Leggevamo tutt’intera l’Eneide in italiano, e poi l’Iliade e l’Odissea. I ragazzi di oggi non hanno più tempo: ne passano troppo sui tablet, già a tre anni».

E non odiava Leopardi, dovendolo imparare a memoria?
«Ma se l’ho sempre amato – s’inalbera - più di ogni altro poeta! Lui è il più grande. Poi, l’hanno interpretato come pensatore, ma è la sua poesia che l’ha reso immortale. Da ragazzo, per quanto giovane e ingenuo, avvertivo lo spessore della sua anima, anche quando non lo capivo fino in fondo. Talvolta, i nostri figli non si appassionano ai poeti perché gli insegnanti che non glieli sanno interpretare. Io ho avuto questa fortuna».

La memoria esercitata in quegli anni le è poi servita nel mestiere di attore? La passione è nata allora?
«Non so se ho cominciato allora a pensarci, ma ho imparato tanto: le uniche cose che possediamo sono quelle che ricordiamo. La memoria e lo studio sono importanti: l’uomo è quello che sa. Un grande filosofo diceva che l’uomo è l’essere memore. Non so neanche immaginare cosa diventerei senza la mia memoria».

Nel recitare poesie, punta più al suono o al senso?
«Dipende dal momento, da come mi viene… sul palcoscenico non ho tempo di progettare, mi lascio andare all’ispirazione del momento».

Alle sue figlie, Maria e Lucia, ha trasmesso la sua stessa passione per Leopardi?
«Sono venute un paio di volte a sentire questo recital... ma non saprei dare una risposta. I giovani oggi sono così diversi! È il mondo in cui vivono - sogghigna - a essere diverso. Ma forse sì, almeno a Lucia, che vuol fare l’attrice, devo aver trasmesso una qualche sensibilità».
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Venerdì 29 Giugno 2018, 12:48 - Ultimo aggiornamento: 29-06-2018 12:48

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