Daniele Di Gregorio si racconta:
«I miei 30 anni con Paolo Conte»

Daniele Di Gregorio
si racconta: «I miei
30 anni con Paolo Conte»
di Eugenio Gulini
Palazzo Ducale a Urbino è la scenografia di “uno spirito lontano”. La pioggerella, «ma come piove bene sugli impermeabili…», lambisce appena il narrare elegante di Daniele Di Gregorio, urbinate doc di una famiglia di musicisti «tutt’uno col soffitto e il pavimento»: il padre, artefice dell’orchestra Ariston, anni ‘70-80, tre sorelle Cristina al pianoforte, Anna Rosa al violino e la gemella Daniela alla viola, e, infine, il fratello Davide diplomato in flauto. I trascorsi e i ricorsi storici con “Daniele e le sue sorelle”. A 7 anni già al Conservatorio pesarese.

Il ricordo di Abbado
«Claudio Abbado - ricorda - ti guardava le dita. Mi disse che dovevo studiare violoncello e, dopo 10 anni, mi sono diplomato, tra i primi del Belpaese in strumenti a percussione». Da circa 30 anni, Daniele è percussionista, e orchestratore, dell’Avvocato di Asti, il “Magnifico” Paolo Conte. «A breve saremo a Caracalla, a fine mese a Lugano, più avanti al Montreux Jazz Festival. Inoltre collaboro da anni, con la bravissima Malika Ayane e con artisti del nuovo panorama del cantautorato italiano. C’è una rivoluzione in atto, che parte dal basso e ne sono molto felice. Ho anche un progetto che porto avanti da tempo: un libro».

Tra emozioni e ricordi
Parlerà delle emozioni, dei ricordi, dei sogni e dei momenti compositivi di Paolo Conte: «La mano segue lo sguardo, ma poi si ferma, rallenta, gli occhi al cielo sembrano persi, forse lo sono in un attimo di solitudine, fili di suoni sottili colorati, ti legano e ti stringono allo strumento che tocchi, con crudi colpi e leggeri addii». È un regalo, un piccolo anticipo di quello che verrà. Si chiamerà “Il grano d’agosto”, c’è già un editore e un editing, Maggie, una scrittrice olandese.

Il primo incontro
Come fossero “due note e un ritornello” racconta il primo incontro con Paolo Conte: «Ero in tour in Sicilia con Gianni e Marcella Bella. Si ammala il fonico. Ne subentra uno francese. Mi vede sul palco che stavo suonando il vibrafono. Mi disse che stavano cercando un percussionista per l’ultimo disco di Paolo Conte. Sono partito, e a Milano, da un amico, sono passato a prendere di tutto: congas, steel drum, marimba, vibrafono, batteria, piatti. Un’auto stracolma. Era d’estate. Da lì a pochi giorni sarebbe uscito il Cd “Parole d’amore scritte a macchina”. Registrai su tutte le tracce. Paolo era contento e mi diceva “bella quella idea”. Dopo 6/7 ore Conte mi chiese se avevo con me un astuccio dei piatti. Disse che dovevo registrare un tip–tap per il brano “Happy feet”. Quando uscì il cd, Paolo scelse proprio l’ultimo brano, il suono e il ritmo suonato sull’astuccio dei piatti. La sera stessa, il suo impresario, l’indimenticato Renzo Fantini mi chiese cosa facessi a breve... Da allora la mia collaborazione con Conte non si è mai interrotta. Il periodo più intenso e creativo, lo abbiamo raggiunto tra il 1990 e il 2000. Il contributo si è intensificato con “Razmataz”, “Amazing Game” e “Corto Maltese” dove ho orchestrato lo spettacolo, per l’orchestra Filarmonica Marchigiana».
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Venerdì 8 Giugno 2018, 13:01 - Ultimo aggiornamento: 08-06-2018 13:01

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