Curarsi su internet, quanti danni
da fake news per operatori e pazienti

Curarsi su internet, quanti
danni ​da fake news
per operatori e pazienti
di Daniele Pallotta
Ci sono e prolificano, come il peggiore dei virus, anche in sanità. Le fake news, letteralmente notizie false che talvolta arrivano ad assumere la veste di veri e propri articoli completamente inventati, sono uno dei tanti mali di casa nostra. Un male che fa, al pari di Doctor Google, sempre più strage di pazienti.
 
Statistiche da paura
Le statistiche dicono che circa 15 milioni gli italiani in caso di piccoli disturbi, che possono essere stati febbrili, mal di testa o dolori muscolari vari, vanno a cercarsi le informazioni per curarsi direttamente in rete. Il problema è che molti, 3,5 milioni di genitori tanto per citare un numero che da solo risulta essere più che allarmante, finiscono poi per imbattersi in indicazioni mediche sbagliate. I suggerimenti raccolti nei canali web, però, per tanti continuano nonostante tutto ad essere la miglior cura. Per più di un quarto della popolazione (28,4%) sono l’unico rimedio anche se il 53,5% se ne guarda ancora bene dal farlo diventare tale e, correttamente, si rivolgere al medico di medicina generale. Il 17% degli italiani, lo dicono sempre le statistiche più recenti, consulta siti web generici sulla salute, il 6% i siti istituzionali, il 2,4% i social.
 
Le fake news in campo sanitario
A quello che minaccia di trasformarsi nel male del secolo va comunque posta una cura. Fra le ultime questioni che si è trovato sul tavolo il Governo uscente, in modo un po’ provocatorio e un po’ stimolante, vi è stata un’interrogazione presentata in Senato proprio contro le fake news in campo sanitario. L’interrogazione ha voluto solo stimolare una riflessione, auspicando una successiva azione politico e istituzionale – anche in campo scolastico – su una questione di importanza vitale che sembra pervadere il mondo della comunicazione nella società odierna. «Le fake news sono pericolose poiché possono provocare la morte dei pazienti. Esse sono un veicolo di ignoranza nella popolazione che ci fa tornare indietro di centinaia di anni. Occorre combattere questo fenomeno con un’informazione autorevole e certificata», ha dichiarato la senatrice Patrizia Bisinella di Fare e componente dell’intergruppo parlamentare “Insieme per un impegno contro il Cancro”.
 
La onlus Salute Donna
La onlus Salute Donna ha invece promosso, insieme ad altre associazioni di pazienti oncologici, un vero e proprio “Accordo di legislatura”. Uno dei punti di questo accordo richiede informazioni certificate ai pazienti contro le fake news. D’altronde grande è il lavoro che sta facendo l’Unione Nazionale Medico Scientifica di Informazione sul tema. Di recente l’Unmsi ha anche promosso un decalogo per assistere giornalisti e utenti a riconoscere le fake news sul web. «Ci batteremo nei prossimi anni affinché le fake news non possano più essere una minaccia per la salute dei pazienti. Il nostro accordo di legislatura a tutto campo contro il cancro sta trovando consensi e questo ci spinge ad andare avanti» ha detto Annamaria Mancuso, presidente di Salute Donna Onlus.
 
I danni a pazienti e operatori
Il fenomeno della disinformazione organizzata, infatti, danneggia anzitutto i pazienti ma anche i medici e i professionisti della sanità, oltre che la società. C’è un male di fondo che andrebbe curato prima che sia troppo tardi: il 73,4% degli italiani è convinto che in caso di piccoli disturbi ci si possa curare da soli. La percentuale è aumentata nel tempo, visto che nel 2007 era pari al 64,1%. Per il 56,5% ci si può curare da sé perché ognuno conosce i propri piccoli disturbi e le risposte adeguate, per il 16,9% perché è il modo più rapido. Ma così facendo, o peggio ancora facendolo affidandosi a chi non si dovrebbe, non si può che finire per farsi del male da soli.
 
Cadere nel web
Le recenti statistiche, avvalorate anche da una ricerca del Censis realizzata in collaborazione con Assosalute, dicono che il 28,4% della popolazione si rivolge al web per cercare una cura ai propri mali. Ma 3,5 milioni di genitori hanno finito per imbattersi in indicazioni mediche sbagliate.
 
La cura fai da te
La maggior parte degli italiani, addirittura il 73,4% è convinto che in caso di piccoli disturbi ci si possa curare da soli. Tale percentuale è aumentata nel tempo visto che nel 2007 era del 64,1%. Per il 56,5% ci si può curare da sé perché ognuno conosce i propri disturbi.
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Martedì 13 Febbraio 2018, 13:31 - Ultimo aggiornamento: 13-02-2018 13:31

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