Azalea della ricerca Airc: un fiore
per combattere il tumore al seno

Azalea della ricerca Airc:
un fiore ​per combattere
il tumore al seno
di Federica Buroni
Ed ecco, ancora una volta, l’azalea della ricerca Airc. IL fiore simbolo della lotta contro i tumori femminili, di nuovo tra la gente a spargere il profumo della prevenzione: domenica 13 maggio, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro, tornerà nelle piazze del Belpaese per comunicare il proprio messaggio sull’importanza della ricerca e della cura di questo male così diffuso. Da nord a sud, dunque, un filo rosso unirà i più nella speranza di un futuro migliore per la salute in rosa.



Il valore dell’Airc
Le piazze, dunque, tornano a splendere: saranno 3700 quelle interessate in tutta Italia con l’azalea a far bella mostra di sé. In occasione della festa della mamma, come ogni anno, l’Airc rinnova l’appuntamento con un dono davvero speciale per festeggiare tutte le donne. Proprio questo fiore, nella sua semplicità e nella sua bellezza più pura, ha permesso all’Airc, solo negli ultimi cinque anni , d’investire oltre 64 milioni di euro per sostenere 498 progetti di ricerca e 126 borse di studio per progetti sulla prevenzione, la diagnosi e la cura dei tumori femminili. Comparsa per la prima volta nel 1984, l’azalea della ricerca,in oltre 30 anni, è ormai diventata un punto di riferimento e di riconoscimento anche per i sostenitori dell’associazione. L’azalea, infatti, è ormai assurta a immagine-simbolo della lotta contro i tumori femminili ma anche della speranza di trovare nuove e più efficaci cure.

I numeri dell’associazione
I volontari dell’Airc sono più di 20mila e, insieme, si ritroveranno nelle piazze delle città italiane. Il tutto in occasione della festa della mamma. Circostanza propizia per distribuire 580mila azalee. Sarà sufficiente una donazione di 15 euro con la quale, oltre al fiore, sarà anche consegnata una guida molto speciale, interamente dedicata alla salute in rosa con indicazioni pratiche degli esperti sui percorsi di prevenzione e diagnosi precoce.

Il tumore alla mammella
Cifre da non sottovalutare: nel 2017, in Italia, a 65.800 donne è stato diagnosticato un tumore alla mammella o agli organi riproduttivi. Il cancro al seno è il più diffuso con circa 50mila nuovi casi: si stima che ne sia colpita una donna su 8 nell’arco della vita. Ma la speranza va sempre coltivata: infatti, questa patologia è anche la stessa che, negli ultimi due decenni, ha riscontrato i maggiori risultati sul fronte della ricerca portando i risutati della sopravvivenza , a cinque anni dalla diagnosi, a crescere dal’81 all’87 per cento. Un obiettivo decisamente significativo ma ancora lontano dal massimo, il 100 per cento. Secondo l’Airc, c’è ancora molto da fare, per esempio, per il tumore triplo negativo che colpisce soprattutto tra i giovani, ma anche per il carcinoma mammario metastatico che interessa circa 36mila donne alle quali occorre garantire una qualità della vita sempre migliori con terapie ad hoc.

I tumori ginecologici
Anche in questo caso, le cifre sono ragguardevoli. Lo scorso anno, i tumori ginecologici hanno colpito, in generale, 15.800 donne: 8300 sono state le diagnosi di cancro all’endometrio e 2300 alla cervice uterina. Per entrambe le patologie, la sopravvivenza a cinque anni ha registrato una crescita costante giungendo rispettivamente al 77 e al 68 per cento. Diversa invece, sempre secondo i risultati raccolti dall’associazione, è la situazione relativa al tumore dell’ovaio, che ha coinvolto circa 5200 donne: in questo caso, infatti, è difficile diagnosticarlo precocemente, presenta un alto tasso di recidiva e di resistenza ai farmaci. Per superare questi aspetti cos’ particolarmente critici, i ricercatori dell’associazione si stanno muovendo in due direzioni: da un lato, stanno cercando di individuare nuove combinazioni di farmaci capaci di ridurre la resistenza e, dall’altro, grazie all’immunoterapia, cercano di trovare cellule capaci di stimolare le risposte immuni dei pazienti.
Lo studio di una delle ricercatrici Airc, Barbara Belletti, il volto Airc per questa campagna, cerca proprio di individuare la terapia “personalizzata” per le giovani pazienti colpite dal tumore.

Dov’è l’azelea della ricerca
O nelle piazze italiane o telefonando al numero 840 001 001. Dal 1965, l’associazione italiana per la ricerca sul cancro sostiene progetti scientifici innovativi grazie ad una raccolta di fondi trasparente, diffonde l’informazione scientifica, promuove la cultura della prevenzione. Oggi conta su 4 milioni e mezzo di sostenitori, 20mila volontari e 17 comitati regionali che garantiscono a circa 5mila ricercatori , 63 % donne e 54% under 40, le risorse necessarie per trovare terapie importanti e portare così i risultati dal laboratorio al paziente. Dalla fondazione ad oggi, l’Airc ha distribuito oltre un miliardo e 300 milioni di euro per il finanziamento della ricerca oncologica. Informazioni e approfondimenti su airc.it. Tutte informazioni utili per capire al meglio il valore e il significato di un’associazione che fa delle ricerca il fulcro della propria attività.

La generazione Airc
Sono circa 20mila i volontari e, dal canto loro, ci stanno mettendo davvero il massimo per trovare le cure migliori per combattere quello che ormai viene definito il male del secolo. Questa sfida, però, però essere combattuta e vinta anche con il sostegno e l’aiuto di tutti: la ricerca, sino ad oggi, ha compiuto passi da gigante ma occorre andare aventi semza fermarsi. Proprio per raggiungere l’obiettivo di trovare le cure migliori che l’Airc sta cercando nuovi volontari e la cia la sfida collettiva a tutta la comunità, soprattutto ai più giovani. Per aderire a questo importante progetto e per chi intende unirsi alla squadra, le informazioni sono su generazioneairc.it o chiamando al numero di telefono 02 7797777.

Occorre fare attenzione ai campanelli d’allarme
Cosa fare per la prevenzione? Alcuni consigli possono aiutare dal momento che molte forme di tumore, se prese in tempo, sono curabili e, in molti casi, si riesce a guarire. Anzitutto, ad ogni età, è essenziale fare il giusto controllo. A partire dalla visita annuale dal ginecologo: una pratica da osservare sempre. Quindi, tra i 40 e i 50 anni, occorre sottoporsi ad esami specifici in caso di familiarità e tra i 50 e i 70 anni è importante fare una mammografia ogni due anni. Per una migliore prevenzione, inoltre, non bisogna fumare, fare attività fisica, seguire un’alimentazione equilibrata e ricca di vegetali, se si è o si diventerà mamma e ci sono le condizioni va proseguito l’allattamento del bimbo almeno fino a sei mesi. È fondamentale, infine, porre attenzione ai campanelli d’allarme come la presenza di un nodulo, il rossore e l’ispessimento della pelle attorno al capezzolo, le modifiche della forma stessa del capezzolo, la perdita di sangue, siero o latte dal capezzolo, la tumefazione ascellare. Tutti segnali da prendere in seria considerazione e, nel caso, avvertire il medico per i controlli del caso.
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Martedì 8 Maggio 2018, 12:14 - Ultimo aggiornamento: 08-05-2018 12:14

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