Paola "Blondi" Santini e le sue foto:
di donne su Vogue: «Pura emozione»

Paola "Blondi" Santini
e le sue foto di donne
su Vogue: «Pura emozione»
di Talita Frezzi
 Umorale, altalenante come i tasti bianchi e neri del pianoforte che suonava da piccola, composta sotto lo sguardo austero della nobildonna milanese sua insegnante. Apparentemente distratta e presa dal suo piccolo mondo fatto di sfumature fuxia, brillantini e paillettes, animali e prati. Ma poi profondissima, quando tocchi le corde emotive della sua sensibilità, quella particolare aura che la fa commuovere davanti a un sorriso, intercettare un’emozione prima dello scatto. Quel suo compartecipare emotivamente alla vita degli altri che scorre, con gli occhi azzurro intenso che si fanno grandi di emozione e gioia, trasformandola in un “cuore con i piedini”. È questo il secondo soprannome di Paola Santini, artista e fotografa jesina meglio conosciuta come Blondi.
Blondi, per quel suo biondo platino che la caratterizzava qualche anno fa e che le è rimasto appiccicato come un’ombra, pur nei cambiamenti di nuance dal blu per i suoi 40 anni al castano attuale. Resta sempre Blondi. È Blondi wedding photograph, è Blondi artist per Vogue la rivista cult di moda e costume che settimanalmente le da la possibilità di pubblicare sul sito le sue fotografie più particolari.



Cambiamenti di rotta
Paola, studi classici al liceo Vittorio Emanuele II di Jesi, una laurea in Storia e Filosofia e un lavoro nel settore dell’informatica, sognava di fare l’insegnante. Adora i bambini, va d’accordo con loro pur non avendo figli. «Secondo me è tutta questione di feeling – racconta – a 44 anni non ho ancora perso quella parte frivola e bambina che mi spingerebbe a giocare a nascondino o rotolarmi nell’erba, anche infischiandomene del giudizio altrui. Ho lasciato intatta la mia parte giocosa, per questo con i bambini mi trovo bene pur non essendo madre. E la famiglia è un’altra storia, dico solo che se avessi veramente voluto dei bambini li avrei avuti». Vocazione da insegnante, ma un lavoro nell’informatica che però nel 2013 sente scricchiolare. E’ in quel momento che inizia a fotografare, con la sua ultracompatta da borsetta, mentre una altezzosa Reflex comprata con entusiasmo ma mai usata, restava silenziosa nel cassetto.



La Reflex nel cassetto
«È stata una svolta graduale – dice ancora Paola Blondi – al lavoro non andava, così ho iniziato a fare l’assistente fotografa ai matrimoni, da autodidatta. Ed è lì che mi sono scoperta...così quando ho perso il lavoro nel 2014 avevo già elaborato nella mia testa che forse potevo trovare nella fotografia la mia nuova strada, una strada diversa, più libera e creativa per comunicare. E ancora oggi per me è tutta una scoperta, una sfida...». Trovare uno spazio in una delle più prestigiose e autorevoli riviste del mondo della moda non è da tutti. Anche se Paola tiene a precisare di non essere una delle fotografe esclusive di Vogue («magari, sarebbe un sogno!») ha comunque il suo portfolio che settimanalmente viene aggiornato. «Ho provato a inviare degli scatti che sono stati esaminati dalla redazione, li hanno ritenuti adatti alla linea editoriale della rivista, pertanto sono stati pubblicati nel sito, nella sezione Photovogue. Settimanalmente invio sei immagini, una redazione di esperti le esamina e poi vengono pubblicate. Per me è una vetrina molto importante, prestigiosa, c’è una bella selezione dietro».



Inguaribile romantica
«Da piccola ero molto timida, diventavo subito rossa in viso. Sono un’emotiva, profondamente onesta e cerco sempre di essere gentile. Sono una vena di malinconia, che cerco di nascondere con gli anni, con i capelli platino (perché no?) e con il mio modo di essere un po’ pazzerella. «Ma fondamentalmente - confessa con onestà intellettuale - se sto dietro all’obbiettivo un motivo c’è». Inguaribilmente romantica, per Paola i matrimoni sono sacri, tanto si compenetra nelle storie, nelle emozioni e nel momento del “sì”. I suoi improvvisi rossori, gli occhi che si inumidiscono prima delle fedi, lo scambio empatico di umanità con gli invitati e la tensione di certi passaggi ci dipingono questa ragazza un po’ come Jane, la protagonista della commedia romantica “27 volte in bianco”, talmente altruista ed empatica da essere quasi imprigionata nel ruolo dell’eterna damigella ad assistere alla felicità degli altri.



«Faccio figure pazzesche»
«Sono così – ammette Paola – mi calo tanto nelle storie che vado a raccontare con le foto, da restarci invischiata. E faccio figure pazzesche, imbarazzanti, perché piango... La verità è che mi piace dare e ricevere umanità, le emozioni che intercetto riescono a restare impresse negli scatti a dare loro qualcosa in più».



La bellezza femminile
Quello che colpisce nella fotografia di Blondi, non solo in quella delle cerimonie ma soprattutto nei progetti artistici e nel portfolio di Vogue Photo, è l’intensità con cui cattura l’universo femminile. Un universo che non è patinato, finto, ma spesso crudo, primitivo, nudo, viscerale. Blondi ama le donne per la loro bellezza e fragilità, sa guardarle con altri occhi. «I più superficiali hanno confuso il mio amore per l’universo donna in omosessualità – spiega – invece per me il corpo femminile è il massimo della bellezza, dell’armonia e della grazia. I miei soggetti migliori sono le ragazze e la giovinezza. Non perdono al tempo che ci faccia invecchiare, bisognerebbe fermarsi a 17 anni e restare così, acerbe, fresche. Per questo le mie modelle sono sempre naturali e immerse in una natura che matrigna le avvolge». Bellezza naturale e donna: Blondi è rimasta colpita, quasi 30 anni fa, da una fotografia. Una ballerina classica, Alessandra Ferri, completamente nuda e ritratta nelle posizioni della danza classica sulle pendici di un vulcano in Sicilia. «Quel nudo non mi imbarazzava – dice ancora – ricordo che rimasi ipnotizzata a pensare a tutta quella bellezza, all’armonia di quei muscoli tesi e alla fragilità di quella silhouette. Era la bellezza e la foto parlava. Ecco, per me lo scatto perfetto è proprio quello che ti lascia senza fiato, al di là della tecnica perfetta. Deve parlare, deve emozionarti. Non l’ho ancora raggiunto, ma mi spaventerebbe perché sarebbe anche il mio limite».

La collezione di tacchi 12
Sempre in scarpe da tennis, a correre dietro ai suoi cani, alle sue modelle, alle spose in crisi di panico o buttata su qualche prato o laghetto alla ricerca dell’armonia nello scatto, eppure Blondi è gelosissima della sua collezione di scarpe tacco 12. «Le adoro, sono una religione - conclude - ai tempi del lavoro fisso ci spendevo una fortuna. Ora da libera professionista devo regolarmi un po’, ho una spending review dettata dalle esigenze dei pelosetti che ho a casa, ma diciamo che i soldi per un tacco si trovano sempre!».
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Lunedì 11 Giugno 2018, 13:02 - Ultimo aggiornamento: 11-06-2018 13:02

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