Processo Ruby bis, Fede e Minetti condannati in appello

Processo Ruby bis, Fede e Minetti
condannati in corte d'appello
di Claudia Guasco
MILANO L’ex direttore del Tg4, favorendo la prostituzione per Silvio Berlusconi, voleva «guadagnarci» in termini economici e di «posizione» e aveva il compito di portare «merce nuova» a villa San Martino. La bella igienista dentale, invece, aveva il ruolo «fondamentale» di fornire «abitazioni» alle ragazze. Così, nella sua requisitoria, ha sostenuto il sostituto pg Daniela Meliota e ora la Corte d’Appello di Milano conferma l’impianto accusatorio: condanna a quattro anni e sette mesi (dai prcedenti quattro anni e dieci mesi) per Emilio Fede - imputato per favoreggiamento della prostituzione e tentata induzione alla prostituzione per i suoi contatti con Karima El Mahroug - e a due anni e diecmesi (da tre anni) per Nicole Minetti, a processo per favoreggiamento della prostituzione. "Torniamo in Cassazione, che per fortuna e' sempre a Roma. La legittimita' costituzionale sembrava smaccata, sorprende che non sia stata sollevata", commentano gli avvocati Paolo Righi e Pasquale Pantano.

«LIBERTA’ DI SCELTA, MINETTI COME CAPPATO»
Il procedimento nasce dalla decisione della Cassazione che a dicembre 2015 ha annullato con rinvio le sentenze nei confronti di Fede e Minetti ravvisando un «vuoto motivazionale grave» nella sentenza di secondo grado: la corte d’appello, scrivevano gli ermellini, non ha accertato a carico dei due imputati fatti concreti in relazione alle singole ragazze che avrebbero indotto a prostituirsi, nonostante la «meticolosità con la quale si è soffermata sui concetti generali in tema di prostituzione, induzione e favoreggiamento». L’unico episodio specifico che è stato provato è il ruolo di Fede in merito alla presenza di Ruby ad Arcore: fu lui, il 14 febbraio 2010, ad accompagnare in auto la giovanissima marocchina a Villa San Martino. Ma per i difensori un conto è la prostituzione, altro i rapporti finalizzati. Le ragazze che partecipavano alle cene eleganti «erano delle “aspiranti mantenute”, non delle prostitute, lavoravano già nel mondo dello spettacolo, avevano interesse a conoscere il presidente del Consiglio, anche ad avere una relazione con lui se poteva avere un’utilità per fare carriera: la legge Merlin deve continuare a sanzionare giustamente la tratta delle schiave e non casi come questo», afferma Paolo Righi, difensore dell’ex consigliera lombarda. Non solo. Come nel caso di dj Fabo, morto in Svizzera con il suicidio assistito, Marco Cappato ha solo aiutato quell’uomo nell’esercizio «di un diritto», ossia la «libertà di decidere della propria vita», anche Nicole Minetti ha soltanto dato un aiuto alle giovani ospiti alle serate di Silvio Berlusconi «nell’esercizio libero della prostituzione», che rientra anche questo nella «libertà di autodeterminarsi», sottolinea il legale Pasquale Pantano. Le due difese hanno chiesto in prima battuta l’assoluzione per i loro assistiti e in subordine hanno sollevato la questione di incostituzionalità del favoreggiamento della prostituzione quando «non c’è costrizione ma libero esercizio». E in tema di libertà, la difesa della Minetti si è richiamata all’ordinanza sul caso dj Fabo. «Non si comprende come possa essere criminologicamente rilevante - spiega l’avvocato Pantano - aiutare qualcuno nell’esercizio libero della prostituzione, in una società che si è evoluta rispetto alla prostituzione degli anni ‘40 a cui si riferisce la legge Merlin. All’epoca non c’erano le escort che oggi si offrono liberamente». E ancora: «Se non c’è violazione della sfera di libertà, come avviene invece nella tratta delle prostitute “schiave”, non c’è reato». E per sostenere la tesi il legale si è richiamato anche all’ordinanza della Corte d’Appello di Bari che ha deciso di inviare gli atti alla Consulta sulla legge Merlin nel processo d’appello sulle escort portate, tra il 2008 e il 2009, dall’imprenditore Gianpaolo Tarantini nelle residenze dell’allora presidente del Consiglio. Oltre che alla «prestigiosa» ordinanza nel processo a Cappato «sulla libertà di decidere della propria vita».

RUBY TER
Nel processo Ruby bis Berlusconi è stato assolto dalle accuse di prostituzione minorile e concussione, ma rimane coinvolto nel filone Ruby ter con l’accusa di aver pagato le persone presenti a quelle feste e averle indotte a testimoniare il falso in tribunale. L’ex premier e quattro olgettine sono stati rinviati a giudizio dal gup di Milano per corruzione in atti giudiziari in relazione a versamenti per 400 mila euro effettuati dall’ex premier a favore delle ragazze fino all’ottobre del 2016, mentre i versamenti per le altre ospiti delle feste di Arcore si erano interrotti mesi prima. Nell’udienza di oggi la procura di Milano ha chiesto la riunificazione del filone principale del processo - quello a carico di Silvio Berlusconi e altri 23 imputati tra cui Karima El Marhoug che si sta celebrando davanti alla decima sezione penale - con quello fotocopia che riguarda i versamenti più recenti dell’ex premier in cambio del silenzio di quattro giovani ospiti delle serate ad Arcore, e cioè Aris Espinosa, Elisa Toti, Miriam Loddo e Giovanna Rigato, che si aprirà il prossimo 9 maggio davanti alla quarta sezione penale.
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Lunedì 7 Maggio 2018, 16:29 - Ultimo aggiornamento: 07-05-2018 18:06

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