Cagli, migrante si toglie la vita
In Libia era stato torturato a lungo

Migrante di 20 anni si uccide
impiccandosi a un albero
in Libia era stato torturato
CAGLI - Non è riuscito a sopportare il peso delle violenze subite nel centro libico per i migranti in cui era stato trattenuto e si è tolto la vita impiccandosi a un albero. E' la triste vicenda di Abdi, 20 anni, somalo, arrivato in Italia nel settembre 2016 ed ospitato nella comunità di accoglienza di San Geronzio di Cagli.

«Era un bravo ragazzo, sensibile, bello come il sole - racconta un operatore che era in contatto con lui -. Ha cercato di reagire, ha chiesto aiuto, ha ricevuto aiuto, ma alla fine si è arreso. Lui voleva solo un futuro migliore per sé e per la famiglia lontana, ma i fatti glielo hanno negato».

La dinamica del suicidio ricostruita dai carabinieri è chiara, tanto che l'autorità giudiziaria non ha neppure disposto l'autopsia. Ad agosto il ragazzo aveva già tentato di togliersi la vita, lanciandosi da tre metri.

La sua storia è simile a quelle di tanti altri migranti, che parte da lontano, dalla Somalia, passando per la Libia e il tunnel di violenza e sofferenza che, quotidianamente, risucchia centinaia di esseri umani, per poi scaricarli sulle coste italiane.

La sua è anche una storia di fragilità umana, l’altra faccia dei migranti per chi vede in essi solo masse informi da temere. «In Libia Abdi è stato sottoposto a violenze e torture inaudite, colpito anche con un calcio di fucile talmente forte da portarne ancora i segni», racconta l'operatore.

In Somalia, il ventenne lascia una moglie che era sempre al centro dei suoi pensieri. La sua famiglia si era indebitata pesantemente per garantirgli un posto nel barcone della speranza. Soldi che il giovane non sapeva come restituire. E anche questo ha contribuito a risucchiarlo in una spirale senza uscita.
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Luned├Č 11 Settembre 2017, 08:20 - Ultimo aggiornamento: 11-09-2017 17:11

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