Marche, elezioni politiche 2018
Ecco il tripolare sul filo di lana

Marche, 21 liste presentate:
ecco il tripolare sul filo di lana
di Andrea Taffi
Ventuno liste al gong delle 20, in attesa dei verdetti sulla legittimità delle candidature. Dietro alla porte della Corte d’Appello si chiude il recinto marchigiano delle Politiche 2018 tra corsa per le firme e accordi per gli ultimi incastri. Sul filo di lana, in verità, partitini a parte, arrivano in pochi: il centrodestra sbarca già alle 13 e al gran completo. Le due caselle da chiudere erano il candidato dell’uninominale alla Camera di Ancona del centrodestra (sarà Laura Schiavo, la vedova simbolo della lotta contro le banche ed Equitalia) e la candidatura del centrosinistra per Fano-Senigallia dove Camilla Fabbri ha accettato con un sorriso molto tirato lo scambio con Angelo Bonelli, il Verde che guadagna il più sicuro collegio di Pesaro-Fano al Senato. Mentre nel proporzionale si aspettavano i nomi di Noi con l’Italia che neanche tra domenica e lunedì era riuscita a trovare la quadra. Non si presenta Vittoriano Solazzi, per Marche Nord ci sarà Serenella Fucksia, uscita all’ultimo momento dall’uninominale. Il dato politico è che, più di sempre, con i sondaggi in bilico quasi dappertutto, le segreterie nazionali hanno modellato la materia incancescente delle candidature senza mezze misure.

Le Marche che ci sono/1
Il centrosinistra è piombato nello psicodramma intrecciato di paracadutati, correnti e alleati. La macronizzazione del partito porta nelle Marche leader nazionali come il premier Gentiloni, i ministri Minniti e Madia e il Verde Bonelli, appiattisce la corrente dominante in Regione di Area dem e promuove tutti i renziani, anche quelli esclusi dalle federazioni provinciali (Morgoni a Macerata). Per tutti gli altri, vedi caso Fabbri, in bocca al lupo: emblematica la posizione del segretario regionale Comi, sospesa per carità di Franceschini e Fassino nel listino di Camera Marche Nord alle spalle della sua acerrima nemica Alessia Morani. Sullo sfondo delle scelte, la lunga mano di Matteo Ricci accusato dal governatore Ceriscioli di forzature inaccettabili. È il primo tempo di uno strappo che può avere finale multiplo. Dagli stracci, alla tregua, fino all’abbraccio in caso, difficile, di raffica di vittorie.

Le Marche che ci sono/2
Discorso differente per il centrodestra con finale identico per certi versi e anche più estremo, se possibile. Cinque candidati esterni tra collegi e listini (Bonfrisco, Lega, poi i forzisti Baldelli, Fiori e Cangini e Schiavo) e poi tanti soldatini locali a chiudere le caselle. L’implosione di Forza Italia con la defenestrazione del dominus Ceroni lascia una prateria alla Lega che già alle Regionali era sopra e ora deve consacrare la leadership. È degli uomini di Salvini l’unico, vero uomo di frontiera del terremoto. Difronte a tanto disastro correrà solo il sindaco di Visso, Giuliano Pazzaglini. L’altro assimilabile è il neo Pd ed ex rettore di Camerino, Flavio Corradini. 

Le Marche che mancano
L’altro dato politico è che mancano tanti pezzi di Marche. E non è solo questione di fuori usciti. Lady Merloni da tempo era altrove, il confindustriale ascolano Mariani sarebbe stato un’iniezione importante, la campionessa di scherma Vezzali non è riuscita a farsi blindare da Forza Italia. Salvo eccezioni, mancano i professionisti, dagli avvocati ai medici, dai commercialisti ai manager. Si salvano gli accademici (Corradini e Coltorti), manca l’economia dopo il circo visto nelle confindustrie locali e delle camere di commercio. Un impoverimento, a prescindere dai colori, e un ricambio non riuscito dopo la generazione precedente delle Magistrelli, Sbarbati ma anche dei Baldassarri che ora mancano a queste Marche molto, troppo leggerine.

L’ora della verità di Cinque stelle
Per tutto questo, Cinque Stelle nelle Marche ha un’occasione quasi storica. Nel terreno fertile delle Politiche può diventare per distacco la prima forza regionale anche se nei territori non ha declinato il successo dilagante del 2013. Di fronte a tanti forestieri ha presentato tre volti locali nuovi, interessanti ma con spessore politico da scoprire: l’ex ufficiale pesarese della forestale Cattoi, il docente universitario jesino Coltorti e la manager di cultura fermana Tisi. Poi ha confermato la classe dirigente uscente (Cecconi, Agostinelli e Terzoni) piuttosto opaca per ruoli ricoperti a livello nazionale. Ma nei sondaggi colora molti territori di giallo e questo sarà un dato inconfutabile il 5 marzo. Con quanta forza e qualità si vedrà dai numeri. Benvenuti alla sala scommesse (con quote coperte) delle Marche. Tutto-tutto o niente-niente, avrebbe detto Cetto Laqualunque: è la realtà che supera la finzione. 
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Martedì 30 Gennaio 2018, 10:28 - Ultimo aggiornamento: 30-01-2018 12:16

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