Macerata, il sindaco Carancini: «Solo
slogan inutili. A me lasciano i cocci»

Il sindaco Carancini:
«Solo slogan inutili.
A me lasciano i cocci»
di Simone Canettieri
Romano Carancini ha passato il sabato pomeriggio in Comune. O meglio: nel palazzo dove ha sede l'ufficio tecnico dell'amministrazione perché le stanze del sindaco e della giunta sono inagibili da novembre 2016 causa terremoto. Carancini non vorrebbe parlare. Al massimo porsi qualche domanda, che sembra già contenere una risposta. Amara e netta. Inizia dunque a mettere in fila gli sfoghi che terminano con il punto interrogativo. «Perché non c'erano i maceratesi?». Oppure: «Cosa succederà da domani?».
Poi una pausa e riprende: «A cosa servono queste manifestazioni?». È un avvocato di 57 anni, ex calciatore dilettante di ottimo livello. Se lo ricordano ancora i giornalisti della redazione sportiva del Corriere Adriatico. È, tra le altre cose, un orgoglioso figlio di uno spazzino, come rivendica spesso. Chi lo conosce bene, come il segretario del Pd locale Stefano Di Pietro, lo descrive così in queste errore: «È come un pugile che ha combattuto quattro incontri di fila».

Sindaco, come sta?
«Ho parlato troppo, forse, in questi giorni, ci sono state girandole di dichiarazioni, a volte travisate. Oggi è il momento del silenzio, parlano certi slogan che la piazza ha cantato, forse».

Perché la città si è chiusa di nuovo nelle proprie paure?
«È una manifestazione autoreferenziale, che parla a se stessa. È una sinistra che conosciamo. Loro ora andranno via, se ne andranno tutti, a me rimarranno i cocci di tutto questo».

Era meglio non manifestare, ne è convinto?
«Era meglio rispettare il dolore di una comunità. Domenica prossima faremo un'altra iniziativa, con il gonfalone del Comune. Io ci sarò, in prima fila».

Poi andrà a quella del Pd nazionale a Roma il 24?
«Se la faranno ancora e se ancora ci sarò, sicuramente sì».

Oddio, si dimette?
«No, scherzo. Purtroppo il futuro è oggi, dobbiamo far passare la notte, è molto difficile. Quello che è successo merita diverse considerazioni, ma bisogna farle tra un po'. Adesso è presto».

C'è stato un cortocircuito con questo corteo? O meglio si è chiuso un brutto cerchio partito con la morte di Pamela?
«Certo, i maceratesi c'erano ma erano molto pochi. Un segnale chiaro, di rigetto e rifiuto».
Il ministro dell'Interno Marco Minniti dice che la sinistra deve fare i conti con la paura. Concorda?
«Sì, senza dubbio. Ha ragione il titolare del Viminale. Ecco perché parlo di autoreferenzialità, sorvolando su alcuni slogan».

Come quello sulle foibe, intonato da un gruppetto di antagonisti.
«Una cosa ignobile. Ma se continuiamo a parlare a noi stessi, queste sono le conseguenze. La risposta l'ha data la città».

C'erano due consiglieri della sua maggioranza, del Pd, alla manifestazione: li strillerà? Prenderà provvedimenti nei loro confronti?
«Macché, ancora non sono passato al partito fascista, mi concedo questo battuta».

Rimane un problema legato all'immigrazione nella sua città?
«No, questa città rimane ferita e smarrita. Questo corteo cosa ha portato a Macerata? Cosa resta nell'anima dei maceratesi? Mi sembra solo un'autorappresentazione di antifascismo e antirazzismo poi contraddetta dai fatti».

Ha concordato la linea con Matteo Renzi, il segretario del suo partito?
«L'ho sentito al telefono in mattinata. L'ho sentito vicino».

Cosa le ha detto?
«Devo fare una breve premessa. Io non sono renziano, né della prima ora né della mezzanotte. Sono libero dalle correnti, non mi piacciano le etichette. Io porto acqua al Pd, però...».

Però?
«Matteo Renzi mi ha stupito per il rispetto della mia posizione. Non ha detto una parola, non mi ha dato la linea, non mi ha ripreso né indirizzato. Mi ha ascoltato. Questo l'ho molto apprezzato. Purtroppo mi sono trovato dentro una storia più grande di me».

La trasformazione della provincia. 
«Io sono una mollica. Lo dico senza piaggeria verso Renzi: sono al secondo mandato e non ho obiettivi, non mi voglio più candidare a nulla. Renzi si è comportato molto bene nei miei confronti».

Ha figli?
«Sì, due. Perché?».

I suoi figli sono andati alla manifestazione?
«Nessuno dei due, anche se la più grande ha 19 anni e ha un'autonomia di pensiero molto netta e non certo a mio favore, ma capace di capire cosa c'è dietro l'apparenza».
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Domenica 11 Febbraio 2018, 11:32 - Ultimo aggiornamento: 11-02-2018 12:09

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