Macerata, omicidio Pamela: nuovi
esami su corpo e casa dell'orrore

Omicidio Pamela: nuovi
esami sul corpo
e nella casa dell'orrore
MACERATA - Nuova ispezione ieri sui resti di Pamela Mastropietro. Ieri pomeriggio alle 14.30 il medico legale Claudio Cacaci, nominato dai difensori di Innocent Oseghale, si è recato in obitorio accompagnato dall’avvocato Simone Matraxia per ispezionare le varie parti del cadavere della diciottenne romana. In particolare, il professionista ha visionato le due lesioni inferte all’altezza del fegato che, a parere del medico legale della Procura, Mariano Cingolani, sarebbero state quelle che hanno provocato la morte di Pamela. «Aspettiamo - ha riferito l’avvocato Matraxia - la relazione definitiva e gli ulteriori esami istopatologici e istochimici che saranno esaminati dai medici legali Cacaci e Mauro Bacci», quest’ultimo consulente è stato nominato nelle scorse ore per affiancare il primo nelle future analisi. L’accertamento è proseguito per circa un’ora.

Giovedì prossimo in tarda mattinata l’avvocato Umberto Gramenzi che co-difende Oseghale, andrà nel carcere di Marino del Tronto insieme ad un interprete per parlare con il proprio cliente. Il colloquio avverrà in inglese per evitare fraintendimenti dal momento che Oseghale non parla correttamente la lingua italiana. Il ventinovenne nigeriano, accusato dell’omicidio e dello smembramento del corpo di Pamela Mastropietro, da settimane è stato trasferito dal carcere di Montacuto (dove si trovano i coindagati Desmond Lucky, 22 anni e Lucky Awelima, 27) dove era in isolamento al carcere ascolano dove è in cella con altri detenuti nella sezione filtro. Lì vede la Tv, e ascolta - probabilmente con l’aiuto degli altri detenuti - i programmi in cui si parla di lui e del delitto di Pamela. Ieri pomeriggio, intanto, verso le 16.45 i carabinieri del nucleo investigativo sono tornati nella casa di Oseghale in via Spalato per accompagnare il geometra nominato dalla Procura, Carlo Perfetti, che ha visionato le mattonelle dell’appartamento. Un riscontro reso necessario per accertare se la foto trovata sul cellulare di Awelima (in cui si vedeva un sacchetto da circa un etto che conteneva per gli inquirenti eroina) era stata scattata o meno a casa di Oseghale.
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Mercoledì 14 Marzo 2018, 11:26 - Ultimo aggiornamento: 14-03-2018 11:26

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