Nigeriani sotto torchio, l'ombra del branco
dietro la fine di Pamela: due fermati

Nigeriani sotto torchio, l'ombra del branco 
dietro la fine di Pamela: due fermati
di Daneil Fermanelli e Benedetta Lombo
MACERATA - La tragica morte di Pamela Mastropietro è opera di un branco. È questa la convinzione che prende sempre più piede tra gli investigatori. Ieri altri nigeriani sono stati fermati, sembra due. Uno di loro è stato bloccato a Milano, alla stazione della metro, con la moglie: secondo i carabinieri cercava la fuga in Svizzera. È stato caricato in macchina e riportato a Macerata: stando a quanto trapelato potrebbe avere avuto un ruolo chiave nello smembramento del corpo. 
 


Le testimonianze
Gli inquirenti hanno portato in caserma e sentito diverse persone (forse cinque) che martedì 30 gennaio, giorno della morte della diciottenne romana, sarebbero state nella casa di Innocent Oseghale teatro dell’orrore o avrebbero avuto contatti telefonici. Interrogatori fiume iniziati poco dopo le 14 e proseguiti ad oltranza. Ieri verso le 21.30 dei militari sono saliti in caserma con delle pizze: chiaro segnale che l’attività sarebbe andata avanti fino a tarda notte. I carabinieri ipotizzano dunque che Pamela sia stata vittima della ferocia del branco. Ma i dubbi non mancano. Perché Oseghale ha fatto solo il nome di Desmond Lucky? Quando Pamela è salita in casa, c’erano già altri nigeriani? E poi c’è un giallo. Il buco trovato sul braccio della diciottenne è il segno di un’iniezione di eroina o un tentativo di depistaggio dopo l’omicidio? Da accertare anche se sia stata consumata una violenza sessuale.
CONTINUA A LEGGERE L'ARTICOLO:
  • Accesso illimitato agli articoli
    selezionati dal quotidiano
  • Le edizioni del giornale ogni giorno
    su PC, smartphone e tablet
Scopri la promo
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sabato 10 Febbraio 2018, 11:32 - Ultimo aggiornamento: 12:01