Due coltellate all’addome di Pamela
Ora si rafforza l’ipotesi dell’omicidio

Due coltellate all’addome
di Pamela, ora si rafforza
l’ipotesi dell’omicidio
di Daniel Fermanelli e Benedetta e Lombo
MACERATA - Due segni compatibili con pugnalate all’altezza dell’addome di Pamela Mastropietro. Le prime risultanze dell’autopsia di ieri farebbero pensare a un omicidio. Al momento però è prematuro dire con certezza quale sia stata la causa della morte, anche perché resta da chiarire se i colpi siano stati inferti prima o dopo il decesso e se essi siano mortali.

L’esame
Dall’accertamento effettuato dal pool di professionisti nominati dal procuratore Giovanni Giorgio, emergono due lesioni all’addome. Mancano tracce di sangue e di urina sui resti e questo comporterà esami di laboratorio che richiederanno più giorni (20 sono quelli indicati dal procuratore) per depositare i risultati. Ieri dalle 9 alle 14 hanno eseguito l’autopsia i medici legali Mariano Cingolani, Dora Mirtella e Roberto Scendoni, il tossicologo Rino Froldi, la biologa Marta Cippitelli e il criminologo Domenico Mazza. I medici hanno ricomposto il corpo sezionato chirurgicamente, sarebbe stata un’opera da professionista quella compiuta dall’autore o dagli autori dello smembramento. Da quanto emerso sarebbe poco probabile che ad agire sia stata una sola persona, per fare un sezionamento così chirurgico ci sarebbero voluti molto tempo, calma ed esperienza, cosa che Oseghale non avrebbe avuto. L’ordinanza del gip Inoltre, contrariamente a come era stato indicato nelle motivazioni dell’ordinanza del Gip, dal corpo mancano solo dei tratti di pelle, ci sono zone in cui la cute non è stata trovata probabilmente a causa dell’erosione della candeggina con cui il corpo è stato lavato. E proprio la candeggina sarebbe stata usata in abbondanza sulle parti intime per rendere difficili gli accertamenti. Forse per nascondere una violenza sessuale? Per stabilirlo si attende l’esito dei tamponi vaginali. Sul cadavere ci sono i segni della mannaia e del coltello usati per smembrarla, ma secondo i medici l’arma usata per trafiggerla non sarebbe la stessa adoperata per il sezionamento. Infine, su un braccio è evidente un buco, che potrebbe essere collegato all’assunzione di droga. Ulteriori accertamenti di laboratorio saranno effettuati la settimana prossima.

I dubbi
È ancora avvolta nel buio, dunque, la causa della morte della ragazzina appena diciottenne di Roma uccisa il 30 gennaio e ritrovata l’indomani, a pezzi, in due trolley a Casette Verdini. Indagati due nigeriani: Innocent Oseghale, affittuario della casa dove Pamela è morta ed è stata fatta a pezzi, e Desmond Lucky, accusato dallo stesso Oseghale in due interrogatori. Secondo la prima versione fornita da quest’ultimo agli inquirenti, il 30 gennaio nella casa di via Spalato erano saliti solo Pamela e Desmond, che le avrebbe ceduto l’eroina, mentre Oseghale sarebbe uscito per spacciare. Verso le 14 Oseghale avrebbe chiamato Desmond ma il telefono era spento. Avrebbe aspettato quindi in giardino fino all’imbrunire, a quel punto Desmond avrebbe risposto dicendo di aver lasciato le chiavi di casa nella cassetta della posta. Oseghale sarebbe comunque rimasto in giro fino alla mattina del 31. Poi la seconda versione: martedì 30 tutti e tre erano saliti nell’appartamento, ma quando Pamela era andata in overdose, Oseghale era fuggito. Intanto ieri il Ris ha avviato gli esami sul materiale sequestrato: sui vestiti sporchi di sangue e sui grossi coltelli da cucina, tra cui una mannaia trovati in casa, su indumenti e scarpe dei due indagati e sulle tracce ematiche sul balcone e in cucina. 
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Venerdì 9 Febbraio 2018, 09:54 - Ultimo aggiornamento: 13-02-2018 11:33

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