Fermo, il commiato di Conti
Attesa per l'arrivo del successore

Il commiato di Conti
«Una Chiesa in cammino
per il nuovo vescovo»
FERMO - Primato della parola, centralità dell’eucaristia, estremismo della carità: sono i tre orizzonti tracciati da Luigi Conti nel corso dell’apertura del nuovo anno pastorale. Quello tenuto ieri pomeriggio in una gremita chiesa di San Domenico è stato il suo ultimo discorso da arcivescovo di Fermo.

Scaduto da oltre un anno il termine del pensionamento, a 76 anni compiuti il prelato è giunto alla fine del suo mandato e, nel giro di qualche giorno, si saprà il nome di chi andrà a sostituirlo. «Negli ultimi tre anni – ha detto l’arcivescovo che è a Fermo dal 2006 – c’è stata un’accelerazione di organismi di partecipazione nel senso di corresponsabilità. Se la fede è in difficoltà soprattutto nelle nuove generazioni è perché si sono interrotti l’accoglienza e la trasmissione del Verbo». Prima della messa si sono succeduti gli interventi del segretario generale dell’arcidiocesi, don Giordano Trapasso, e del vicario generale e direttore della Caritas diocesana, don Pietro Orazi.

«L’avvio di quest’anno pastorale – ha spiegato don Trapasso – è all’insegna dell’attesa del nuovo vescovo. La fede ci impedisce di vivere questo tempo in modo fatalistico o stando dietro al gossip ecclesiale. Attendere significa camminare, non perdere tempo. L’augurio è che il nuovo vescovo possa trovare una Chiesa in cammino, con la lampada accesa, e che l’attesa sia vigile e operosa». Il segretario generale ha poi ricordato come, dal 2014, per volontà dell’arcivescovo, siano stati rinnovati gli organismi della Vicaria, «puntando alla cura delle persone scelte, per creare un legame sempre più stretto tra servizi diocesani e territorio, perché la Curia non è solo una serie di uffici». Don Trapasso ha poi snocciolato qualche dato: 66 elenchi di consigli pastorali rinnovati dal 2014, 41 presbiteri morti e 16 ordinati dal 2010 al 2017. Dei 145 presbiteri oggi in carica, 48 hanno meno di 60 anni, mentre 97 hanno superato questa età. «Dispiace – ha continuato – che ancora oggi alcune parrocchie non abbiamo il Consiglio pastorale e che in altre sia convocato poco».

Per don Trapasso «a volte manca la comunicazione e questo crea un disagio che va accolto come invito, prima di tutto per noi presbiteri, a lasciare spazio di iniziativa ai fratelli laici, in un confronto alla pari». È stata poi la volta di don Pietro Orazi che ha fatto il punto sulle attività della Caritas diocesana, sottolineando come negli ultimi anni si sia assistito a un notevole sviluppo delle rete dei centri di ascolto, «cuore della Caritas e luogo dove la persona in difficoltà si reca, trova volontari che la ascoltano e instaura con loro un dialogo per capire le cause dei problemi; poi si tenta di dare qualche risposta immediata». Venticinque i centri di ascolto presenti sul territorio dell’arcidiocesi: per don Orazi «una rete discreta ma non completa. Creare una Caritas di unità pastorale è la vera prospettiva verso cui andare», ha spiegato.

Anche in questo caso è stato fornito qualche dato: 14.400 pacchi distribuiti all’anno; 22.500 pasti preparati dalle mense di Sant’Elpidio a Mare e di Civitanova; tra 40 e 50 pasti al giorno cucinati dal Ponte. «Queste realtà – ha detto il direttore della Caritas – possono fornire anche aiuti economici. Soldi che permettono di dare risposte e che vengono in parte dal fondo dell’8x1000, in parte dalle donazioni di privati e in parte dalle parrocchie».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lunedì 11 Settembre 2017, 08:19 - Ultimo aggiornamento: 11-09-2017 08:19

DIVENTA FAN DEL CORRIERE ADRIATICO