Stipendio da 800 euro? Preparatevi
a una mini-pensione, ecco i calcoli

Stipendio da 800 euro?
Preparatevi a una mini
pensione, ecco i calcoli
ROMA - Il trattamento pensionistico è proporzionale a quanto versato, diventando una percentuale dei contributi. In alcuni casi scende al di sotto del 50%
 

Le persone che lavorano solo per qualche giorno alla settimana e che guadagnano non più 800-850 euro al mese avranno una pensione modesta, così come modesti sono gli stipendi sui quali sono calcolati i contributi. Ora poi che esiste soltanto il metodo di calcolo contributo, la pensione è legata ancora in modo più stretto alla busta paga, della quale diventa una percentuale molte volte anche al di sotto del 50%.
Ma, come se non bastasse, c’è anche un “ma”: se non si rispetta il cosiddetto “minimale di retribuzione”, non si riesce ad avere l’assicurazione per l’intero anno. Questo ostacolo viene posto per evitare – e questo capitava spesso con le vecchie leggi di alcuni anni fa, sfruttando le quali molti lavoratori riuscivano a coprire anni di contributi con le cosiddette “quattro lire” -  che con versamenti quasi inesistenti si riesca ad avere una cospicua anzianità contributiva.
                                                                                                                                                                Il calcolo dei contributi
 
E’ risaputo che i contributi vanno calcolati sul salario effettivamente riscosso. E questo resta un principio indiscusso. Ma ai fini della pensione c’è una modifica, cioè la classica eccezione che conferma la regola: è necessario che questo salario sia di un importo minimo settimanale, importo che viene fissato ogni anno e che ha le stesse fluttuazioni della perequazione annuale delle pensioni. E questo minimo talvolta diventa una barriera che ostacola il cammino verso la pensione per le persone che svolgono lavori precari, oppure con bassi compensi, oppure per poche ore al giorno. E’ un minimo che per molti purtroppo è vissuto come un “massimo” spesso non raggiungibile.
 
Le cifre minime per l'assicurazione
 
La misura valida è per legge pari almeno al 40% della pensione minima Inps e quindi nel 2017 è di almeno 200,76 euro a settimana e nell’anno  di 10.439,52 euro. In pratica per un lavoratore dipendente del settore privato devono essere versati all’Inps contributi relativi alla pensione (aliquota del 33% suddivisa tra azienda e diretto interessato) per almeno 66,25 euro alla settimana e  3.445 euro nell’anno.
Se si rispettano queste cifre minime si ha diritto ad essere assicurati per tutte e 52 le settimane. Non è detto però che il minimo settimanale sia rispettato ogni sette giorni. Può anche verificarsi che in qualche settimana dei vari mesi il lavoratore guadagni di meno e quindi versi un contributo inferiore a quello sopra indicato. Ciò però non ha alcuna influenza negativa a condizione che comunque nell’anno si raggiunga il minimo di legge. Ma se nel complesso  si guadagna di meno, e perciò si paga di meno, gli uffici riducono il periodo utile per la pensione.  La riduzione viene calcolata in misura proporzionale al versato. Vediamo insieme un esempio per renderci conto del sistema.                                                                                                                                                                                   
 
L'esempio
 
Supponiamo che la persona versi i contributi su una retribuzione lorda annua di 7.85     0 euro. Poiché la legge vuole che i contributi siano versati almeno su 200,76 euro settimanali gli uffici dividono il salario realmente guadagnato e sul quale sono stati pagati i contributi per la cifra settimanale fissa. Il risultato di questa divisione è che il salario dell’interessato copre solo 39 volte il reddito minimo settimanale di 200,35 euro. E perciò gli uffici riconoscono in pensione solo 9 mesi di anzianità. Con il risultato che la persona ha lavorato 12 mesi, ha  versato i contributi per 12 mesi,  ma ne perde 3 ai fini della pensione.
E questa riduzione  potrebbe: 1) nella ipotesi peggiore, far perdere il diritto a pensione; 2) nell’ipotesi migliore, costringere l’interessato a prolungare il lavoro per raggiungere il minimo.
 
 
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Lunedì 20 Novembre 2017, 09:44 - Ultimo aggiornamento: 20-11-2017 13:24

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