San Benedetto, «Dite a mamma
che l’amo», la lettera dopo il rogo

«Dite a mamma che l’amo»
Ballarin, a 37 anni dal rogo
i messaggi di una vittima
SAN BENEDETTO «Dite a mia madre che la amo tanto». A 37 anni di distanza dal tragico rogo avvenuto allo stadio Ballarin il 7 giugno 1981, è stata ritrovata una lettera scritta da Maria Teresa Napoleoni, una delle due vittime di quel fuoco morta ad appena 23 anni ad una settimana di distanza dal giorno dell’incendio. Un foglio di carta scritto a Roma, durante il ricovero in ospedale per le gravi ustioni riportate. La lettera, che la signora Sara, mamma della giovanissima tifosa, aveva ricevuto subito dopo il decesso della figlia, è stata custodita per tutti questi anni all’interno di un portafotografie. Forse dopo i giorni del lutto, si era pensato che quel piccolo documento fosse andato perso e tutti se ne erano dimenticati.Fino a qualche settimana fa quando, per un puro caso, quel foglio è spuntato fuori. Si trovava tra una delle tante foto di Maria Teresa nell’abitazione della mamma, nel retro della cornice. Sopra c’erano scritti due messaggi della ragazza, con tanto di data. Uno riporta quello dell’8 giugno 1981, all’indomani del trasferimento a Roma e del ricovero al centro grandi ustionati del Sant’Eugenio. L’altro è di due giorni dopo, poco più di 48 ore prima della morte. «Dite a mia madre che la amo tanto - è scritto nel primo messaggio - ma non voglio che mi veda così». L’altro, quello del 10 giugno, cita: «Le mani non me le sento, non potrò più lavorare?». Maria Teresa è morta all’alba del 13 giugno, meno di tre giorni dopo, in una stanza dell’ospedale Sant’Eugenio di Roma per le gravissimo ustioni, di primo, secondo e terzo grado riportate sul 70% del corpo. La mamma della giovane vittima, oggi 93enne, ora che l’ha ritrovata non si separa mai da quella lettera. Ogni sera si addormenta stringendo quel foglio di carta al suo petto nella piccola casa di corso Mazzini dove la sua Maria Teresa era nata e cresciuta e dove quel maledetto giorno di giugno non tornò. La Napoleoni fu la prima delle due vittime di quella tragedia. Dopo di lei, il 17 giugno, morì anche Carla Bisirri, appena ventunenne. Da anni nella città di San Benedetto si attende che alle due vittime venga intitolata una strada o una piazza ma, ad oggi, non è ancora stato fatto nulla. Tempo fa si parlò di una pineta che si trova in prossimità del vecchio impianto sportivo, ma quell’ipotesi sembra essere finita nel dimenticatoio. Eppure il rogo del Ballarin rappresenta ancora oggi la più grande tragedia che si sia mai consumata in uno stadio italiano. Tutto accadde nei minuti antecedenti il fischio di inizio del match di serie C tra Sambenedettese e Matera. La gara, l’ultima di campionato, avrebbe sancito la promozione dei rossoblù in serie B. Quel giorno c’erano circa 12mila persone tra gli spalti del vecchio stadio Ballarin e la curva Sud aveva allestito una coreografia composta da quasi sette quintali di carta tagliata in striscioline. Mentre le squadre facevano il loro ingresso in campo un fumogeno entrò in contatto con tutta quella carta e in pochi secondi si scatenò l’inferno. Alle due vittime si aggiunsero decine e decine di feriti. Almeno un centinaio. La Samb andò in serie B ma nessuno, quel giorno, ebbe voglia di festeggiare.
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Domenica 24 Giugno 2018, 06:05 - Ultimo aggiornamento: 24-06-2018 06:05

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