Un pastore sull’argine del fiume
«Rischia la vita, via le baracche»

Un pastore sull’argine
del fiume: «Rischia la vita
via le baracche»
SENIGALLIA - E’ possibile abitare sull’argine di un fiume? Soprattutto dopo la terribile alluvione del 3 maggio 2014? Non solo è possibile ma accade davvero. E’ sufficiente percorrere Strada della Bruciata e prima del ponte fermarsi a guardare verso il fiume Cesano. Si nota un accampamento fatto di baracche in mezzo alle quali si scorge una roulotte fatiscente. Ci vive un uomo. Lo chiamano il pastore di Cesano. Burbero, difficile da avvicinare.

Una vita in solitaria dove a fargli compagnia sono solo le sue pecore. Sembra essersi isolato dal mondo creandosi una dimensione tutta sua. Intorno il fiume che scorre e la vegetazione che spunta tra l’argine e la strada. Uno scenario che potrebbe essere per certi versi suggestivo se non fosse che quell’uomo, incurante del rischio che corre, sta vivendo a pochi metri dall’acqua del fiume Cesano che in questo periodo è scarsa ma già in altre circostanze ha provocato danni. Se lui si ostina a rimanere lì sembra assurdo che le istituzioni assecondino la sua testardaggine. Lo è ancora di più se pensiamo che la città in cui vive è già finita sott’acqua e c’è chi ha perso la vita. Un rischio che lui corre ogni giorno.

«Questa situazione non è più tollerabile – spiega Maurizio Perini, consigliere comunale con delega alla Protezione civile – in primo luogo per il bene di questa persona, che non si rende conto del pericolo che corre, ma tutti invece lo comprendono quindi, prima di piangere una vittima, occorre metterlo al sicuro e aiutarlo tramite i servizi sociali se si tratta di un clochard che non sa dove andare».
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Domenica 10 Settembre 2017, 06:35 - Ultimo aggiornamento: 10-09-2017 06:35

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