La lettera ai familiari di Scarponi
«Perdonatemi, vi penso sempre»

La lettera ai familiari
di Scarponi: «Perdonatemi
vi penso sempre»
FILOTTRANO - Aveva chiesto perdono per quella maledetta distrazione, sperando di poter incontrare la famiglia di Michele Scarponi, i genitori Giacomo e Flavia, la vedova Anna con i gemellini Giacomo e Tommaso, i fratelli Marco e Silvia. Ma il male non gli ha concesso il tempo di un appuntamento, per spiegare di persona, con le parole di un uomo umile, quando fosse profondo il suo dispiacere per aver provocato la morte del ciclista. Giuseppe Giacconi, l’artigiano che il 22 aprile dell’anno scorso investì e uccise con il suo furgone il capitano dell’Astana, nel novembre scorso aveva scritto ai familiari del ciclista.


«In questi mesi vi ho pensato molto - si legge in un passaggio della lettera -, anzi sempre, vi chiedo perdono per tutto il male che anche non volendo vi ho causato. E prego per voi affinché il ritorno alla vita di tutti i giorni sia il più sereno possibile». Chissà se Peppe, come lo chiamavano tutti in paese, morto domenica sera nella sua casa di Fraschetale a 58 anni, sapeva di stare già male. Di sicuro, dopo aver ammesso le sue responsabilità per la mancata precedenza(«non l’ho visto, il sole mi ha abbagliato») era disposto a sottoporsi a un’altra dura prova: sostenere lo sguardo delle persone a cui, pur non volendo, aveva inflitto un lutto dolorosissimo. «Non so scrivere grandi parole - si legge nella lettera di Giacconi -, ma spero che un giorno, quando lo vogliate, potremo rincontrarci». 

Invece il tumore, un male incurabile, non gli ha concesso questa opportunità. Già a dicembre, prima di Natale, Giacconi s’era dovuto ricoverare all’ospedale Carlo Urbani di Jesi, ma il verdetto dei medici non gli aveva dato speranze di vita oltre i due o tre mesi. Ieri pomeriggio circa 300 persone hanno partecipato ai funerali di Giacconi nella chiesa della Prepositura. Tra i banchi c’erano il sindaco con alcuni assessori e anche un rappresentante dello Scarponi Fan Club, intervenuto senza però insegne dell’associazione. Nell’omelia il parroco don Carlo Carbonetti ha ricordato l’onestà di Giacconi, sia per essere stato «un serio lavoratore, molto attaccato alla famiglia», sia per non essersi mai nascosto dietro a giustificazioni o alibi dopo l’incidente, dote rara «in un mondo in cui molti sono facili ad accampare scuse». Giacconi, assistito dagli avvocati Massimiliano Belli, Fabrizio Panzavuota e Chiara Binnella, era stato indagato per omicidio stradale, ma con la sua morte l’inchiesta penale si esaurisce
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Mercoledì 14 Febbraio 2018, 04:45 - Ultimo aggiornamento: 14-02-2018 15:34

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