Falconara, minacce al commerciante
dall'affiliato Isis: «Paga o rompiamo tutto»

Minacce al commerciante
dall'affiliato Isis:
«Paga o rompiamo tutto»
di Federica Serfilippi
FALCONARA - «Mi chiedevano di pagare 50 o 80 euro per volta. Se non lo avessi fatto, avrebbero distrutto il locale, oppure spacciato droga all’interno». A gennaio era stata questa la testimonianza resa davanti al collegio penale da parte di un 43enne del Bangladesh, titolare di un kebab di Falconara, nei pressi della stazione ferroviaria. L’uomo aveva accusato i suoi aguzzini di essere stato tenuto sotto tiro per almeno due anni, fino all’arresto avvenuto il 25 maggio 2015 dopo un parapiglia che si era scatenato nel locale della vittima. In quell’occasione in manette c’erano finiti i due presunti ricattatori, entrambi tunisini: il 33enne Tarek Amdouni e il 34enne Sami Chebli. Il primo ieri è stato condannato a scontare 5 anni e 3 mesi di reclusione per il reato di estorsione aggravata. Al termine dell’espiazione della pena, i giudici hanno anche stabilito l’espulsione dal territorio italiano per il nordafricano. 
Per Chebli, invece, il processo non è mai iniziato. La sua posizione è stata stralciata durante l’udienza preliminare. Nel gennaio 2017 il tunisino è stato infatti rimpatriato su disposizione del Viminale perché sospettato di aver simpatizzato sul web per l’Isis e aver avuto legami con Anis Amri, l’attentatore dei mercatini natalizi di Berlino.
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Giovedì 11 Ottobre 2018, 11:09 - Ultimo aggiornamento: 11:09