Ancona, calcolo errato della Tari
Adesso il rimborso è un rebus

Calcolo errato della Tari
ora il rimborso è un rebus
Quel che può succedere
ANCONA - E adesso? Circa 16mila famiglie da ieri si rigirano il bollettino della Tari in mano per capire se e come otterranno il rimborso per aver pagato una maggiore tassa rifiuti negli ultimi tre anni. Il Ministero dell’Economia e delle Finanze l’altra sera con una circolare ha infatti chiarito che «alle pertinenze dell’abitazione, appare corretto computare la quota variabile una sola volta in relazione alla superficie totale dell’utenza domestica - si legge nella circolare del Mef - Un diverso modus operandi da parte dei comuni non troverebbe alcun supporto normativo, dal momento che condurrebbe a sommare tante volte la quota variabile quante sono le pertinenze, moltiplicando immotivatamente il numero degli occupanti dell’utenza domestica e facendo lievitare conseguentemente l’importo della Tari». «Il diritto al rimborso è certo e lo applicheremo a prescindere senza necessità di fare ricorsi» ha annunciato ieri il sindaco Valeria Mancinelli. Gli errori dell’errata applicazione della Tari, che vale 20,1 milioni per il Comune per coprire le spese del servizio di igiene urbana, riguardano circa 16mila famiglie, ovvero quelle che hanno una pertinenza (garage, cantine, soffitte) diversa rispetto all’abitazione principale. I rimborsi, secondo una stima effettuata da Beradinelli (Fi) potrebbero andare «da 1,2 a 2 milioni per i tre anni coinvolti».

A queste il Comune ha applicato, secondo una propria interpretazione come affermato nei giorni scorsi dall’assessore al Bilancio Fabio Fiorillo, la quota variabile anche se per un solo componente anziché del totale degli occupanti. Con un esborso di circa 30 euro in più a famiglia secondo i calcoli del Comune effettuati nei giorni scorsi. Da ieri in Comune si è così iniziato a ragionare su come muoversi per i rimborsi. I quali rischiano di diventare un rebus per i contribuenti, anche alla luce della di quanto indicato nella circolare. Dove la prova dell’errore è richiesta al cittadino. «Laddove il contribuente riscontri un errato computo della parte variabile effettuato dal comune o dal soggetto gestore del servizio rifiuti, lo stesso può richiedere il rimborso del relativo importo, solo relativamente alle annualità a partire dal 2014, anno in cui la Tari è stata istituita. L’istanza di rimborso deve essere proposta, a norma dell’art. 1, comma 164, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, entro il termine di cinque anni dal giorno del versamento». Ovvero ci pensi il cittadino a presentare «la richiesta di rimborso delle somme versate e non dovute. L’ente locale provvede ad effettuare il rimborso entro 180 giorni dalla data di presentazione dell’istanza».
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Mercoled├Č 22 Novembre 2017, 04:35 - Ultimo aggiornamento: 22-11-2017 04:35

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